Le regole per la “sanità di montagna”, un’ esigenza per il territorio

In questi giorni da più parti si levano osservazioni e richieste che hanno al centro il significato di “sanità di montagna”.  Pur dal ruolo di “tecnici” a cui è stato affidato un territorio e di questo si prendono cura nel solco programmatorio regionale, si ritiene interessante il dibattito che si è aperto in quanto pone la necessità di analizzare il nostro territorio non alla luce di standard uguali per tutti ma alla luce di fabbisogni specifici.  Per questo a partire dal 2016, anno di attivazione delle nuove ATS e ASST, la ATS della Montagna ha proposto a Regione Lombardia alcune regole specifiche a supporto del  territorio montano che, lo ricordo, gode di uno status “sperimentale” specifico previsto dalla legge regionale di riordino approvata tre anni or sono. Tra le regole proposte e accolte fin qui da Regione evidenzio le misure di flessibilità sul personale, che prevedono per la ATS della Montagna e le ASST afferenti il turnover al 100% del personale cessato (nelle restanti aziende sanitarie da 70% a 90%). Richiamo inoltre gli incentivi per il reclutamento del personale medico in montagna (ben 54 unità di personale a partire da aprile 2017). Infine ricordo alcune misure specifiche che hanno consentito di poter attivare attività di prelievo nelle RSA e che hanno iniziato a porre il tema di poter integrare nella rete dei “microerogatori”, in modo puntuale e mirato per i pazienti cronici, le farmacie in aree di difficile accesso. Anche l’Accordo Integrativo Regionale con i Medici di medicina generale, siglato al tavolo regionale che vede anche ATS della Montagna nella delegazione di parte pubblica, prevede ora un incentivo annuo per Medici che si inseriscano in zone carenti il cui bando sia andato deserto per tre volte con vincolo di apertura nelle zone  territorialmente disagiate. La carenza di medici di base, come ormai è noto ai più,  è un problema ormai nazionale e regionale che si riverbera con maggiore evidenza sui territori montani, meno “ambìti” tra i medici di medicina generale. Anche per il prossimo anno ATS della Montagna si è fatta parte attiva per raccogliere gli stimoli provenienti dal territorio suggerendo alcune leve che possono sicuramente giovare alla “sanità di montagna”. Il tema principale è quello delle risorse umane per le quali è importante una valutazione delle dotazioni di personale attuali in relazione ai bisogni di salute. Un ulteriore tema è quello dell’implementazione della rete di offerta a contratto che nel caso del territorio montano dovrebbe prevedere, previa rigorosa analisi di squilibri domanda/offerta, una deroga al vigente blocco dei contratti per colmare i casi di assenza o insufficienza di offerta, tenuto conto che su un territorio tanto ampio non c’è “automatismo” tra numero strutture/posti e accessibilità ai servizi. L’ampiezza del territorio e la particolare situazione orografica e viabilistica suggerirebbero la rimodulazione di alcune tariffe per prestazioni domiciliari (usando per esempio il criterio dei comuni periferici e ultraperiferici secondo le aree interne). Anche la definizione di tariffe e modalità erogative per le prestazioni in telemedicina è ormai un tema da affrontare con sollecitudine, al fine di rendere tali prestazioni più diffuse al di là delle sperimentazioni in atto, con benefici evidenti per i cittadini che abitano nei comuni più periferici. Infine, e qui aggiungo un grazie ai tanti sindaci che si prodigano per mettere a disposizione dei medici di famiglia, dei medici di guardia medica e di guardia turistica gli ambulatori comunali,  facilitando per quanto possibile l’attività di ATS nel trovare medici disponibili a lavorare in montagna nel quadro di grave carenza ormai nazionale, credo auspicabile che si individuino modalità concrete per un riconoscimento ai nostri comuni degli sforzi per allestire e migliorare gli ambulatori  ove opera la gran parte dei medici in montagna. Fin qui gli spunti proposti per il futuro. ATS della Montagna resta in ascolto per approfondire e condividere ulteriori ipotesi di lavoro, con la convinzione che anche questo sia insito nei compiti che le norme regionali le hanno assegnato.

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